mi sono persa
certe sere mi capita, sarà l'ansia
conservare è una buona abitudine degli umani
(e si sa, delle buone abitudini bisogna diventar schiavi - così dice sempre la Mutter)
Crolla il Pil, va bene. Storie di draghi.
Ma nessuno pensa alla decrescita?
Alla banca del tempo? Alla tanto bestemmiata qualità della vita?
Ieri sera eravamo al BarNocciolo, città dell'Utopia.
Forse è per questo che mi vengan certi pensieri.
Vorrei essere più chiara (e meno tonda).
sabato 27 giugno 2009
venerdì 12 giugno 2009
piattomisto
Tutta la vita davanti
(ma senza alle spalle una laurea 110 e lode con abbraccio e augurio di pubblicazione).
Mi chiedo che cosa sono capace di fare. Una volta si andava a bottega e si imparava un mestiere.
Io ho fatto l'università. Non saprei nemmeno disegnare una vignetta con quattro persone sedute ad un tavolo. Mi si è rattrapita la creatività applicata.
Mi chiedo, ancora, cosa farò da grande. Cosa sto facendo. Cosa voglio fare. Cosa mi fa veramente incazzare. Per che cosa lotterei davvero. Cosa devo fare.
Metto in ordine dei poster. Verifico che cosa c'è sopra. Rido di qualche immagine anni Novanta con i turisti dotati di Invicta. Li raggruppo per località. Per tema. Li inserisco nei tubi-da-poster.
Rifletto sul concetto di ordine. La vita è un continuo tentativo di mettere ordine. Con la certezza, almeno da parte mia, dell'ingovernabilità del caso e del caos. Dell'ingovernabilità assoluta, s'intende. Il problema, per me, è accettare la governabilità relativa del caos e del caso.
Sono sempre stata in bilico tra l'idea di un ordine perfetto e la tentazione di lasciarsi travolgere dal caos e dal caso. Anche quand'ero piccola. Non concepisco, intuitivamente, l'idea di un ordine relativo. Sono manichea. Ma razionalmente mi sto convincendo che sia possibile avere la stanza un pò ordinata, con qualche angolo di caos. Che sia meglio avere una stanza anche solo un pò ordinata piuttosto del caos assoluto.
Ci sono degli aggettivi che mi ossessionano: vivibile, ecosostenibile, equo, solidale, generoso, egoista, egocentrico, gestibile, razionale. E tanti altri.
L'ironia. Un corso di irresistibile ironia. Contro la permalosaggine e il Muso.
Mi libero la mente dai rancori
prima di andare a cena.
E comunque, a proposito:
è dura amarsi a pranzo e a cena senza un massaggio per la schiena,
cantava Vinicio Capossela quand'era soltanto un semisconosciuto cantautore jazz italiano e qualcuno mi consigliò di ascoltare Che coss'è l'amor, se l'avessi trovato in un cassonetto.
Gli amori. L'amore. L'Amore? Le more. Voglio mangiare tantissime more quest'estate.
Mirtilli, lamponi, fragoline di bosco. Ribes, frutti piccoli tra il viola e il rosso.
Cucinare e prendersi cura dell'altro, viaggiare e parlare lingue diverse dalla propria, aiutare le altre persone. Accarezzare i capelli e l'anima di qualcuno a cui si vuole bene.
Ho letto poco fa che un bambino si è suicidato vicino a Milano per una nota sul registro. Almeno queste sarebbero le ipotesi dei giornalisti.
Penso senza ben capire perchè al disagio, alla malattia psichica, ai videogiochi, al mainstream, alle punizioni corporali, agli status-symbol, alle prese in giro, al gioco nel senso più nobile e bello di ludus come lo intende Huizinga, alla Sanità intesa come istituzione e all'idea di salute. Penso anche che ci vorrebbe più umiltà, che il valore dell'insegnamento si stia perdendo, che dovrebbe essere tra i più considerati in una società, che il contemporaneo è ciò che non si riesce ancora bene a capire. Che la Storia e l'idea di Pace non vanno d'accordo. Che Obama possa cambiare la mentalità di un paese. Che Obama possa innervare una tendenza culturalmente e socialmente positiva nel mondo. E penso che il mondo si possa cambiare solo con delle tendenze positive.
Una mia amica mi diceva che lei di lavoro avrebbe fatto Quella che dice delle Cose Semplici, che però a tutti sfuggono proprio perchè sono troppo semplici.
Mi mancano tante persone in questo momento. Gente che non vedo da un giorno, o da due mesi, o da un anno, che ho visto solo per pochi minuti-magari in una stazione, o per strada-negli ultimi anni, o che sento al telefono o via e-mail di rado.
Vorrei una stanza con una parete blu e le tende color ciliegia-amaranto, una cucina verde e giallolimone, il bagno quasi bianco con qualche sfumatura azzurra e un divano viola con tanti cuscini per terra. Vi inviterei a cena a casa mia, se avessi una casa mia.
Ascolto Sigur Ros da last fm.
(ma senza alle spalle una laurea 110 e lode con abbraccio e augurio di pubblicazione).
Mi chiedo che cosa sono capace di fare. Una volta si andava a bottega e si imparava un mestiere.
Io ho fatto l'università. Non saprei nemmeno disegnare una vignetta con quattro persone sedute ad un tavolo. Mi si è rattrapita la creatività applicata.
Mi chiedo, ancora, cosa farò da grande. Cosa sto facendo. Cosa voglio fare. Cosa mi fa veramente incazzare. Per che cosa lotterei davvero. Cosa devo fare.
Metto in ordine dei poster. Verifico che cosa c'è sopra. Rido di qualche immagine anni Novanta con i turisti dotati di Invicta. Li raggruppo per località. Per tema. Li inserisco nei tubi-da-poster.
Rifletto sul concetto di ordine. La vita è un continuo tentativo di mettere ordine. Con la certezza, almeno da parte mia, dell'ingovernabilità del caso e del caos. Dell'ingovernabilità assoluta, s'intende. Il problema, per me, è accettare la governabilità relativa del caos e del caso.
Sono sempre stata in bilico tra l'idea di un ordine perfetto e la tentazione di lasciarsi travolgere dal caos e dal caso. Anche quand'ero piccola. Non concepisco, intuitivamente, l'idea di un ordine relativo. Sono manichea. Ma razionalmente mi sto convincendo che sia possibile avere la stanza un pò ordinata, con qualche angolo di caos. Che sia meglio avere una stanza anche solo un pò ordinata piuttosto del caos assoluto.
Ci sono degli aggettivi che mi ossessionano: vivibile, ecosostenibile, equo, solidale, generoso, egoista, egocentrico, gestibile, razionale. E tanti altri.
L'ironia. Un corso di irresistibile ironia. Contro la permalosaggine e il Muso.
Mi libero la mente dai rancori
prima di andare a cena.
E comunque, a proposito:
è dura amarsi a pranzo e a cena senza un massaggio per la schiena,
cantava Vinicio Capossela quand'era soltanto un semisconosciuto cantautore jazz italiano e qualcuno mi consigliò di ascoltare Che coss'è l'amor, se l'avessi trovato in un cassonetto.
Gli amori. L'amore. L'Amore? Le more. Voglio mangiare tantissime more quest'estate.
Mirtilli, lamponi, fragoline di bosco. Ribes, frutti piccoli tra il viola e il rosso.
Cucinare e prendersi cura dell'altro, viaggiare e parlare lingue diverse dalla propria, aiutare le altre persone. Accarezzare i capelli e l'anima di qualcuno a cui si vuole bene.
Ho letto poco fa che un bambino si è suicidato vicino a Milano per una nota sul registro. Almeno queste sarebbero le ipotesi dei giornalisti.
Penso senza ben capire perchè al disagio, alla malattia psichica, ai videogiochi, al mainstream, alle punizioni corporali, agli status-symbol, alle prese in giro, al gioco nel senso più nobile e bello di ludus come lo intende Huizinga, alla Sanità intesa come istituzione e all'idea di salute. Penso anche che ci vorrebbe più umiltà, che il valore dell'insegnamento si stia perdendo, che dovrebbe essere tra i più considerati in una società, che il contemporaneo è ciò che non si riesce ancora bene a capire. Che la Storia e l'idea di Pace non vanno d'accordo. Che Obama possa cambiare la mentalità di un paese. Che Obama possa innervare una tendenza culturalmente e socialmente positiva nel mondo. E penso che il mondo si possa cambiare solo con delle tendenze positive.
Una mia amica mi diceva che lei di lavoro avrebbe fatto Quella che dice delle Cose Semplici, che però a tutti sfuggono proprio perchè sono troppo semplici.
Mi mancano tante persone in questo momento. Gente che non vedo da un giorno, o da due mesi, o da un anno, che ho visto solo per pochi minuti-magari in una stazione, o per strada-negli ultimi anni, o che sento al telefono o via e-mail di rado.
Vorrei una stanza con una parete blu e le tende color ciliegia-amaranto, una cucina verde e giallolimone, il bagno quasi bianco con qualche sfumatura azzurra e un divano viola con tanti cuscini per terra. Vi inviterei a cena a casa mia, se avessi una casa mia.
Ascolto Sigur Ros da last fm.
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