sabato 28 febbraio 2009
nella vita, buoni amici e qualche ciucca dura
stracciare il foglio
e ricominciare tutto da capo?
(non c'è più la Maestra, Dio è morto, la mia autostima è sotto-le-suole-delle-Clarks-marroni, i film accentuano la mia essenza sognatrice radicale; a chi rivolgo le mie domande? A chi?)
Ho l'anima sdrucita, il cuore l'ho diviso in tanti pezzettini come quando mangiavo le mele e le tagliuzzavo in maniera maniacale, e i pezzettini li ho sparsi tra le persone un pò a caso un pò perchè volevo veramente. Ma forse qualcuno ha dimenticato il pezzettino che gli avevo dato nel fondo dell'ultimo cassetto del comodino, dove ci sono le calze che non s'usan mai, o le mutande quelle di riserva-quando proprio hai tutto da lavare e nessuna voglia di fare una lavatrice.
Sorrido, so che siamo tutti molto confusi precari e dobbiamo Artificialmente costruire la nostra vita. Però vorrei sempre essere dentro una festa, oppure essere il personaggio di un film di un libro di una poesia. Bruna ragazza che appari semivestita in una spiaggia assolata nessuna ha la tua scontrosa bellezza, e se ridi qualcosa vibra nell'aria.
Bruna ragazza che appari.
è una poesia che credo di ricordare a memoria, di Michele Sovente.
Vorrei essere di qualche utilità a qualcuno, a delle altre persone.
Happines only when shared, la felicità sta nella condivisione.
INTO THE WILD: gran film. Da sognatori maledetti fottuti radicalisti come noialtri.
Io sono frammenti di altri che mi sono rimasti incastrati dentro
martedì 24 febbraio 2009
materiale grezzo. prima della camomilla.
Scrivere a chiare lettere, quello che pensiamo del mondo. Di questo mondo che oramai non si rimargina più. Di questo mondo postmoderno di mezze verità. Di slogan, che fanno parte della cultura. Pop. Porno. E questi slogan dovremmo invece prenderli, farne l'analisi grammaticale logica del discorso. Applicarci quelle nozioni di semiotica che abbiamo e sviluppare delle storie. A partire da quello slogan. Usarlo come un titolo. Tradurlo, con qualche accorgimento di scrittura creativa, in parole altre. E sviluppare delle storie. Sprecare le parole?
La prima volta che l’ho vista nuda, era già primavera. Lei ha questa pelle che sembra velluto di pesca, che mi piace tanto accarezzare. Eravamo nel suo letto, lenzuola fresche. Abbiamo fatto l’amore poco tempo prima, o poco tempo dopo. Non ricordo. Ricordo la sua sagoma nella luce della mattina, con le persiane ancora mezze abbassate. Lei si alza e cammina sul pavimento freddo, si muove rapida. Sta cercando il pigiama sparso da qualche parte, mette su il caffè. Il suo corpo nudo l’avevo sfiorato tante volte, tante volte l'avevo baciato, accarezzato, mordicchiato. Credo non si sia mai fatta vedere nuda prima di allora perché si vergogna. Anche adesso, non lo fa tanto spesso. Però la prima volta, era primavera. Era nuda. A piedi nudi. Mi è sembrata un gatto spaventato quando tenta di fuggire.
HAMM Tu non hai mai visto i miei occhi?
CLOV No.
HAMM Non t'è mai venuta, mentre dormivo, la curiosità di togliermi gli occhiali e guardare i miei occhi?
CLOV Sollevando le palpebre? (Pausa). No.
HAMM Un giorno te li farò vedere. (Pausa). Sembra che siano completamente bianchi. (Pausa). Che ora è?
CLOV La stessa di sempre.
HAMM Hai guardato?
CLOV Sí.
HAMM E allora?
CLOV Zero.
HAMM Dovrebbe piovere.
CLOV Non pioverà.
HAMM A parte questo, tutto bene?
CLOV Non mi lamento.
HAMM Ti senti nel tuo stato normale?
CLOV (con stizza) Ti ho detto che non mi lamento.
HAMM Io invece mi sento un po' strano. (Pausa). Clov.
CLOV Sí.
HAMM Non ne hai abbastanza, tu?
CLOV Certo! (Pausa). Di che cosa?
HAMM Di questo... di questa... cosa.
CLOV Ma da sempre. (Pausa). Tu no?
HAMM (avvilito) Allora non c'è ragione che le cose cambino.
CLOV Possono finire. (Pausa). Tutta la vita le stesse domande, le stesse risposte.
HAMM Preparami. (Clov non si muove). Va' a prendere il lenzuolo. (Clov non si muove). Clov.
CLOV Sì.
HAMM Non ti darò più niente da mangiare
CLOV Allora moriremo.
HAMM Te ne darò quel tanto che basta per impedirti di morire. Avrai fame sempre.
CLOV Allora non moriremo. (Pausa). Vado a prendere il lenzuolo.
(Da Samuel Beckett, Finale di partita, in Teatro completo )
(Il sorriso all'insù.)
giovedì 19 febbraio 2009
le mie parole dentro le sue, di lei
e invidiavi la mia ansia di poesia. mi dicevi, dev'essere bella quella tua ansia di poesia, steff.
E poi, interrompendo il discorso, aggiungesti che avevi visto in un flash-back, nella biblioteca dei fisiocritici, a siena, una mia sosia, un mio doppelgaenger.
qui forse non racine, non zola, ma quell'altro francese, nemmeno lacan, non canguilhem, neanche foucault, ma come si chiama, non mi ricordo, quello. si, rene girard. desiderio mimetico e queste storie qui. la biblioteca di babele mi ha sempre ossessionata. la mia stanza è lo specchio del mio caos. pareyson?
Qualche giorno fa hai conosciuto una persona molto interessante, mi hai scritto,
e sto cercando in tutti i modi una scusa per rivederlo: è un professore di economia della cultura (ma non un mio professore) è albino ed ha un'intelligenza superiore alla norma, a volte mi ricorda te quando usa il sarcasmo per parlare di se.
non sapevo di usare tutto questo bel sarcasmo a parlare di me.
fabb, orlan, annamari vanska.
l'autoreferenzialità, l'esternazione, il labirinto di parole, la caccia al tesoro.
da leggere: la biblioteca di babele, di jorge luis borges; il funambolo, di jean genet.
da regalare alla steff, chi lo trova: quarta dimensione, di ghiannis ritsos. l'ho regalato alla donna che mi ha fatto recitare un pezzo di fassbinder con una pistola in mano. ma non lo trovo più neanche alla libreria delle moline.
Che strano! I nomi mi fanno sentire più attaccata alla realtà, per quanto superficialmente.
nomi attaccati appiccicati mai dimenticati fluttuanti.
scriverei liste di nomi. le liste. gli elenchi.
mi sento sbronza di una sostanza che non c'è. sono tipo sbronza.
Procul hinc, procul este, severi!
Mi sono sempre piaciuti i quaderni di schizzi, della brutta copia, le bozze nella casella di posta.
quello che viene fuori subito. riempirei cartelle di impressioni.
Il labor limae, però, riesce a dare dei bei risultati.
copyriot. scrittura plurale. scritture. commentiamoci. contaminiamoci.
mercoledì 18 febbraio 2009
laboratorio di assemblaggio filosofico
cerco di tenermi in equilibrio sopra questo filo
sotto c'è un ammasso di parole pronto a divorarmi
sonnambulo
e aspetto solo che qualcuno
martedì 17 febbraio 2009
blob
è stato, quasi tutto, dettato dal caso:
io ogni tanto ho cercato di dargli un senso,
e allora blob, quel magnifico capolavoro di ragionamento sul caso
è l'altro termine che descrive
il tantativo di dare un senso a tutto questo caos del caso
e di ricostruire i frammenti, sceglierli, dargli un ordine logico/illogico/alogico/e via dicendo
insomma dargli un senso
Commento: boh! (allungato, molto, questo boh)
e non è ancora finita, ma finisce con la mia faccia perplessa, questo blob
frammenti di pensieri, di rapporti, di esperienze
alla ricerca del tempo perduto;
quasi esistesse un luogo in cui tutto torna, tutto assume un significato
quest'ammasso di libri e tabacco, e sciarpe, e cd, e quaderni, lettere, fogli,
tantissimi volantini, brochures, cartoline, cataloghi, riviste, guide degli eventi,
quest'ammasso che è la mia stanza,
davvero capovolta
come la mia testa
la mia tesi
i miei pensieri
chissà, ormai
mi affido al caso per finire coerentemente
quello che scriverò
lo scriverò in un impeto di ispirazione
non c'è sistematicità, non c'è metodo, non c'è ordine, non c'è una logica
se non nell'assoluta mancanza di tutte queste caratteristiche
"E il piccolo amico delle arance anche lui mi disse: - non piangete.
c'era il catanese e disse: -ha ragione il signore. non piangete.
-ih!- disse il vecchietto dalla voce di secco fuscello.
-Ma io non piango per voi, -dissi.-non piango. (...)
-non piango- io continuai. E piangevo. -non piango. io smaltisco una sbornia.-"
(Conversazione in Sicilia, Elio Vittorini)
domenica 15 febbraio 2009
yeah
aria perplessa
il mondo che si stringe pian piano
stamattina mi sembrava così troppo largo intorno
sentivo la voce della fermata dell'autobus, giù per via indipendenza
che si perdeva, come se via indipendenza fosse completamente vuota
e la città un'enorme cassa di risonanza, vuota anch'essa
'Corticella via Byron' - una voce che si perde nel cielo sopra la città
e arriva a darmi un risveglio ansioso,
pensieri impastati che però non lievitano,
pensieri che un pò si sgretolano,
voglia di scrivere bene,
di capire quello che leggo,
non ho voglia della solita superficialità: eppure
è il compromesso.
Non mi consolano le primepagine dei giornali
la gente che si brucia e
non puoi più nemmeno fare un giro al parco
e poi forse, in parte, è strategia del terrore
tutta questa retorica che insiste sul senso di insicurezza
e sul controllo per garantire la sicurezza.
Siamo in pericolo,
sempre a rischio di regredire a forme più bestiali di quelle animali.
L'umanità come il battello ebbro;
forse è superficiale e naif
ma io credo che basterebbe andare in piazza e mettersi a parlare con le persone.
Parlare,
le chiacchiere da bar, anche
ma meglio la piazza,
piazza santostefano, che è anche molto teatrale.
io oggi avrò conversazioni con i tetti della città intorno, inondati di sole.
fumo la prima sigaretta, dopo il caffè.
bonjour!
(stelle buone - cristinà donà)
sabato 14 febbraio 2009
terreno eroso
lavorare in quella libreria
mantenere la calma.
c'è da imparare: a mantenere la calma.
non esiste nessuna valeriana,
è lo spirito a decidere
la testa - che non è il cervello soltanto.
L'uomo nasce in un corpo, in quella mente
che si modificano si nutrono si costruiscono si plasmano si educano
e l'uomo deve imparare a gestirli
economia esistenziale?
ecologia esistenziale.
le neuroscienze, gli stregoni
le stagioni, l'umore
il letargo degli orsi
la primavera
le intermittenze dell'anima
vedersi troppo dall'esterno
e immaginarsi come ci vedono gli altri
nuoce gravemente alla salute
intesa come capacità di starci dentro
Canguilhem
venerdì 13 febbraio 2009
tesi e relatività e
un'unità di tempo di un'ora, trasformarla con operazioni einsteiniane
in un'unità di sette giorni:
una settimana in più,
come al solito, mi servirebbe.
per scrivere la Tesi.
Ora sono incastrata.
Vorrei fossi qui a prepararmi un caffè mentre sbuffo e mi lamento davanti alla tesi.
però questa sera Jennifer prepara la cena per me; ho bisogno di caldo e di consapevolezza.
di qualcuno che mi abbraccia: stamattina ho incontrato il ragazzo di Apecchio e mi abbraccia dice che si sentiva di abbracciarmi, dopo che l'altra volta mi ha insultata davanti agli specchi delle scale di sicurezza di filosofia: diceva che non immagina che io abbia presenza scenica.
Forse sono troppo sensibile per fare l'attice: secondo Diderot la sensibilità impedisce di recitare.
L'attore dev'essere freddo, controllato, assolutamente privo di sensibilità.
Lui stesso aveva tentato di fare l'attore, ma scrive di essere troppo sensibile impetuoso.
Io sono sensibile? Passionale? Lunatica? Umbratile?
Ci siamo illuminati di meno, in casa Pennati: Max è entrato in cucina alle sei e ha spento tutto.
Ha acceso delle candele, siamo stati alla luce fioca per un pò. Radiodue sotto.
Casapennati mi mancherà.
Tutto questo caos. I miei coinquilini. Il campanello che si blocca. Il rubinetto che gocciola.
L'angolo dell'archeologo coraggioso, ovvero il sottoscala delle meraviglie ammucchiate.
Mi mancherà la cucina sociale.
(è entrata la Figura Perfetta, ora metterà ombra nei miei pensieri. devo affrontarla. io sono questo corpo e questa mente e tutta l'imperfezione e l'approssimazione. resisto.
a volte non mi riconosco.
vi siete mai ascoltati respirare, la mattina al risveglio?)
giovedì 12 febbraio 2009
la frase del giorno
(dice diderot nel paradosso dell'attore.)
da leggere: lo zen o l'arte di manutenzione della motocicletta, di Pirsig
è tutta una questione di qualità.
I want to be on the road. Per il resto della mia vita. Partire, sempre.
martedì 10 febbraio 2009
casa e tesi
tante,
e le più inaspettate. sono impermeabile, carne.
voglio dimenticarmi un pò di come sono.
devo scrivere tantissime pagine all'ultimo momento.
parlo solo di questa fantomatica tesi.
faccio troppo rumore?
e poi, mille altre domande.
domandine e quesiti e punti interrrogativi e bisogno di conferme.
pungimi. feriscimi la pelle dolcemente, con un pizzicotto. un morsicino. uno spillo metafisico.
non voglio più dimenticarmi, voglio percepirmi completamente.
pienezza. forza. energia.
cazzo, basta. mi ubriaco d'acqua.
sabato 7 febbraio 2009
fuga di via
da questa casa
da questo nucleo familiare
da questo fido bancario
da questo corpo
da questa mente
da questa adolescenza
da questi vestiti
da questi clichè
da quest'università
da questa città
da questo paese
da questo palcoscenico
da quest'inverno
da questo ufficio
da qui
c'è un solo pensiero, in questo momento:
fare l'amore. in una dimensione sospesa, quasi irraggiungibile. incandescente. effimera.
vieni a salvarmi. dalle pareti bianche della mia cameretta disordinata.
voglio pareti blu, arancione scuro, rosso amaranto, viola melanzana, verde pisello.
(mi è sempre piaciuto il verde pisello, non c'è niente da ridere)
venerdì 6 febbraio 2009
random stuff
la media di laurea
la stiratura del capello
il libretto universitario
il senso e il significato
il profumo di caffè
le regole del gioco
le calze a pois
le ciliegie
ma perché quando stendo il bucato piove sempre?
gli esercizi di logica
gli esercizi di respirazione
gli scherzi da fare a qualcuno
Io vorrei avere un'idea generale
della filosofia del linguaggio
anzichè idee vaghe ed indistinte
Un esame: i colori dei miei vestiti, il tono di voce, la distanza dell'interlocutore,
il pensiero fluttuante,
sentirsi sempre molto ignorante in materia di fronte ad un "ufficialmente" esperto,
le cose della vita,
le parole e le cose,
il senso della vita,
i ruoli; da mantenere: i ruoli
(senza alcuna ironia, affermo l'importanza dei ruoli - nei luoghi e nei tempi indicati)
Ma mettiti mo' a studiare fancazzista che non sei altro!
(Io voglio un Grillo Parlante che mi rompa i coglioni, certe volte. L'imperativo categorico è demodè. La mamma ormai è rimasta ai tempi delle medie. C'è chi usa Cepu. Io preferisco le notti insonni disperate ansiogene il giorno prima o il giorno stesso e ogni volta pensare di aver sbagliato tutto e che bisogna diventare costanti e che se avessi iniziato prima adesso sarei preparatissima e che se avessi studiato al liceo tutte quelle cose interessanti e che che che)
I tempi morti, gli affossamenti e le ombre fanno parte della storia.
Adoro il caffè. Stamattina e sempre.
giovedì 5 febbraio 2009
citazione
(Ludwig Wittgenstein, Ricerche Filosofiche, Einaudi Torino 1999)
Ludwig Wittgenstein(Vienna 1889 - Cambridge 1951) è il mio filosofo preferito, anche se non ci sto facendo la tesi.E' uno che si è interrogato sulla natura del linguaggio per tutta la vita. Da vedere il film omonimo, Wittgenstein di Derek Jarman.
a dirotto, piove
la pioggia violenta feroce liberatoria
scende giù di brutto
vorrei correre sotto questa pioggia cattiva, quasi tagliente
infradiciarmi l'anima
quest'anima che torna, sempre
quest'anima che è il mio modo di essere
e che viene fuori quando rido piango
quando soffro il solletico - il solletico e il flirt, stessa pasta
sabato è il giorno della slitta, delle chiacchiere buone, della neve.
va bene sabato? chiamiamo anche cesco.
stasera sono una donna matura, metterò gli stivali
e il vestito nero, arricciato sotto il seno.
a volte si trova il modo di dirsi le cose come stanno, se ci si vuole bene.
le amicizie devono riposare, hanno tempi lunghi di decantazione, invecchiano,
possono assopirsi,
arrancare, bruciare, prudere,
far venire il mal di stomaco.
E il mito della Migliore Amica?
E il mito del Vestito da Sposa?
E il mito dell'Amore della Propria Vita?
E il mito dell'Equilibrio?
E tanti miti e tanti eroi. Sugli eroi aveva ragione Brecht.
In culo i miti. In culo il bon ton,
dato che oggi ho mangiato il dessert con le dita.
Jennifer ha fatto la crema pasticcera per il traiful (non so come si scriva in inglese)
I miti vanno cambiati ogni giorno come le mutande.
(Con Scarlett Johannson stavo per rimanerci sotto)
Vicky Cristina Barcelona.
Bellissima Scarlett, strepitosa Penelope Cruz. Bellino il film.
Da non vedere, o vedere per una questione di rispetto all'artista:
Eraserhead, David Lynch
Cuore selvaggio invece va visto. Gli anni Ottanta. Lynch profetico.
Sesso, violenza, l. f. inaspettato
martedì 3 febbraio 2009
caffè e sigaretta
e il brutto vizio di rimandare sempre le cose all'ultimo momento
vago per la cucina
inebriata di caffè
con una babbuccia sola, verde
come i miei pensieri
stanotte ho sognato che dovevo fare il salto
con un paracadute
nel vuoto, si
L'interpretazione dei sogni
il simbolismo
se c'è una cosa certa, è che il caffè viene meglio se lo faccio con amore
(se la caffettiera non si è rotta di suo)
Ho paura
di affrontare il mio relatore
come in quel film Amore e altre catastrofi,
dove lei fugge di continuo
ma poi arriva il momento
in cui devi firmare il FRONTESPIZIO
Oggi, ahimè.
Bologna già impallidisce
primaverilmente
i tetti all'alba
bisognerebbe vederli più spesso
da leggere: Il giovane Holden
l'undici febbraio La compagnia Fantasma legge al Bar Wolf
per chi si ricorda delle anitre, e della piccola Phoebe, e delle suore, e vattelapesca