venerdì 27 marzo 2009

ultimo post autobiografico? (ottativo)

volevo fare l'orto
mio nonno mi ha detto che ci sono cose più importanti da fare

sono rimasta senza benzina

il campanello suona e io rispondo
ma non so rispondere alle domande che la gente poi mi fa

sono tutte metafore, oltre che episodi realmente accaduti benchè irrilevanti

martedì 17 marzo 2009

impaziente

non ci si può innamorare a comando
ma neanche disinnamorare

io sorrido, e non vedo l'ora che inizi la prossima festa

a volte dimenticarsi è l'unica soluzione,
e lasciarsi travolgere dall'ebbrezza.

Maledetta Primavera!
ma che fretta c'era? si sa, per innamorarsi basta un'ora
e allora.

lunedì 16 marzo 2009

impulso

voglio un impulso
di bellezza
di libertà
di verità

domenica 15 marzo 2009

lo spazzolino e la festa

La festa: posso conoscere sempre nuove persone, andarmene, ballare con chiunque; se sono sbronza sono più disinibita.
La festa è flirt, è l'esempio del liquido che ci avvolge.
Non c'è impegno, nel flirt, nè nella festa. C'è un gusto scialbo, come di un Mojito annaquato fatto da chi non ha la mentafresca e lo zucchero di canna a chicchi grossi, e non ci mette fantasia.
Nella festa c'è il gusto dell'immagine che si muove, come un video di Mtv. E scompare.
La festa è perenne, quotidianamente reiterata: festa, festa, a oltranza.
La festa è la nausea, la ripetizione di una lunga sbronza.

Una volta la Festa
era un'altra cosa,
c'era il carnevale, c'erano le altre Feste.
Forse una volta la Festa era un modo di incontrarsi.

(Lo spazzolino c'entra poco, ma verrà fuori presto.)

sabato 14 marzo 2009

choices

ho cucinato una tesi, e ora ce l'ho qui. nessuno se l'è mangiata. non serve più. o quasi.
ho sognato di non riuscire a laurearmi perchè andavo alla laurea di un'altra persona, e poi perdevo un treno.
mi sono svegliata con un mal di pancia terribile.
ho ancora la solita paura. le solite paure.

non so dove andare.
ho ingredienti che non vanno bene insieme, mi mancano pentole per cibi elaborati, e
non so come arrivare in un mercato esotico per comprare delle spezie che non ho.
non cucino per sopravvivere, ma per vivere.
il lusso di vivere, non la nuda vita.
non so dove sto andando a parare.
o tutto o niente.
non voglio spiegarmi, ho paura di spiegarmi.

sono capace di riconoscere i miei bisogni? e i miei desideri?
ho il diritto di riconoscere i miei bisogni, e i miei desideri?
sono capace di gestire le risorse in maniera sostenibile?

(sacrificio)
(sacrificio?)

rinuncia? fatica? doveri? vincoli? obblighi? chiarezza? costanza?
è roba che mi fa un pò rabbrividire.

voglio darmi delle risposte.
non continuare a farmi delle domande.
voglio essere adeguata a vivere in questa società
lo voglio davvero?

sono una forma informe.
Io oscillo, perdo l'equilibrio, lo mantengo perdendolo.
Sono un funambolo esistenziale.
Sono Alice nel labirinto degli specchi e vedo minotauri ovunque ma nessun filo d'Arianna.

Ho bisogno solo di me?
Di chi ho bisogno? Di cosa?
Di che cosa ho davvero bisogno?

Ho voglia di fare delle scelte, ma non so quali scelte sono giuste.
Ho bisogno di prendere una direzione, di dare un senso.

Il senso delle cose.
Le cose hanno senso?
Come possono le cose iniziare ad avere un senso?

La festa. Questa festa perenne, che mi stordisce.
Lo stordimento. Ah, lo stordimento.
La vertigine dello stordimento.

Medicine da prendere: antiCorpi.

lunedì 9 marzo 2009

questa notte
sono capovolta
sotto un cielo capovolto
in una stanza capovolta
con i pensieri capovolti

(sto perdendo il filo)

, ma io sono amore; (con aria stupita, sorpresa, sorridente)

lunedì 2 marzo 2009

Autostima

Ho passato l'adolescenza a cercare di farmi iniettare dell'autostima dagli altri, a cercarla nelle letture, forse nella ricerca di un'ideale di me stessa che non raggiungerò mai, e comunque nelle parole degli altri, nei giudizi delle persone. E' servito, ci sono state delle persone che mi hanno sparato delle dosi notevoli di autostima. Però mi sa che ce la si deve un pò autoprodurre.
E' una ricetta personale, gli altri ti posson dare dei consigli, ma poi sei tu che mescoli, metti una spezia anzichè un'altra, più sale, limiti la cottura, scegli le quantità, e via dicendo. Io ancora non ho iniziato a scegliere gli ingredienti, però dovrei cucinare per domani mattina.
Esiste un take-away dell'autostima? Tipo chiamo e mi danno pure la bibita in omaggio? Scelgo in una lista ricchissima di possibili combinazioni quella che più mi aggrada. Un supermercato dell'autostima, un ipermercato di quelli dove trovi qualsiasi cosa.
Possibile che in questo mondo POSTMODERNO (giuro, è l'ultima volta che lo dico), non ci sia un distributore automatico di autostima monodose, monoporzione, usa-e-getta?
Un qualche sito Internet dove acquistare con carta di credito o post-e-pay?
I need self-confidence, even in pills.
Dopo il delirio, come una tempesta, mi invade la quiete. Mi drogherò di valeriana, continuerò a fare discorsi sulla vita con le mie coinquiline e l'astrofisico Lelli che sono di là in cucina, e forse da domani come dice saggiamente il Luc, dopo il tuffo, inizierò a vivermela.
Ho paure irrazionali, che non vorrei risolvere con i tarocchi.
Credo nella possibilità di distanziarsi da sè e di recitare un ruolo? In fondo, la vita è un gioco di ruoli. Cioè, fare la studentessa universitaria, fare un colloquio di lavoro, fare la sorella maggiore, la mamma, la donna in carriera, la professoressa, la fidanzata.
Non c'è Nudità, non si dà la nudità assoluta; anche se ci avevo creduto per un pò, alla possibilità di mettere il cuore a nudo, forse perchè a tredicianni ho letto i Diari Intimi di Baudelaire.
Ho sempre amato le scritture frammentate. Beckett is my favourite.
Vorrei comparmi Nudità di Giorgio Agamben, che è appena uscito in libreria.
E credo proprio che farò una tesi sulla pornografia.
Fuochi, Marguerite Yourcenaur.
Ultima sigaretta, ultimi riti postmoderni di passaggio.
Forse domani dovrei essere una sottospecie di laureata in filosofia. E forse mi metterò a leggere della filosofia. Cioè dei filosofi. Senza filtro. Susan Sontag? Leggere.

Ma sia nella massima, sia nella minima felicità, è sempre una sola cosa quella per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare o, con espressione più dotta, la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo non storico. Chi non sa mettersi a sedere sulla soglia dell'attimo dimenticando tutte le cose passate, chi non è capace di star ritto su un punto senza vertigini e paura come una dea della vittoria, non saprà mai che cosa sia la felicità, e ancor peggio, non farà mai alcunchè che renda felici gli altri. (Friedrich Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita)