lunedì 2 marzo 2009

Autostima

Ho passato l'adolescenza a cercare di farmi iniettare dell'autostima dagli altri, a cercarla nelle letture, forse nella ricerca di un'ideale di me stessa che non raggiungerò mai, e comunque nelle parole degli altri, nei giudizi delle persone. E' servito, ci sono state delle persone che mi hanno sparato delle dosi notevoli di autostima. Però mi sa che ce la si deve un pò autoprodurre.
E' una ricetta personale, gli altri ti posson dare dei consigli, ma poi sei tu che mescoli, metti una spezia anzichè un'altra, più sale, limiti la cottura, scegli le quantità, e via dicendo. Io ancora non ho iniziato a scegliere gli ingredienti, però dovrei cucinare per domani mattina.
Esiste un take-away dell'autostima? Tipo chiamo e mi danno pure la bibita in omaggio? Scelgo in una lista ricchissima di possibili combinazioni quella che più mi aggrada. Un supermercato dell'autostima, un ipermercato di quelli dove trovi qualsiasi cosa.
Possibile che in questo mondo POSTMODERNO (giuro, è l'ultima volta che lo dico), non ci sia un distributore automatico di autostima monodose, monoporzione, usa-e-getta?
Un qualche sito Internet dove acquistare con carta di credito o post-e-pay?
I need self-confidence, even in pills.
Dopo il delirio, come una tempesta, mi invade la quiete. Mi drogherò di valeriana, continuerò a fare discorsi sulla vita con le mie coinquiline e l'astrofisico Lelli che sono di là in cucina, e forse da domani come dice saggiamente il Luc, dopo il tuffo, inizierò a vivermela.
Ho paure irrazionali, che non vorrei risolvere con i tarocchi.
Credo nella possibilità di distanziarsi da sè e di recitare un ruolo? In fondo, la vita è un gioco di ruoli. Cioè, fare la studentessa universitaria, fare un colloquio di lavoro, fare la sorella maggiore, la mamma, la donna in carriera, la professoressa, la fidanzata.
Non c'è Nudità, non si dà la nudità assoluta; anche se ci avevo creduto per un pò, alla possibilità di mettere il cuore a nudo, forse perchè a tredicianni ho letto i Diari Intimi di Baudelaire.
Ho sempre amato le scritture frammentate. Beckett is my favourite.
Vorrei comparmi Nudità di Giorgio Agamben, che è appena uscito in libreria.
E credo proprio che farò una tesi sulla pornografia.
Fuochi, Marguerite Yourcenaur.
Ultima sigaretta, ultimi riti postmoderni di passaggio.
Forse domani dovrei essere una sottospecie di laureata in filosofia. E forse mi metterò a leggere della filosofia. Cioè dei filosofi. Senza filtro. Susan Sontag? Leggere.

Ma sia nella massima, sia nella minima felicità, è sempre una sola cosa quella per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare o, con espressione più dotta, la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo non storico. Chi non sa mettersi a sedere sulla soglia dell'attimo dimenticando tutte le cose passate, chi non è capace di star ritto su un punto senza vertigini e paura come una dea della vittoria, non saprà mai che cosa sia la felicità, e ancor peggio, non farà mai alcunchè che renda felici gli altri. (Friedrich Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita)



1 commento:

lanna ha detto...

ci sono giorni in cui sono felice e altri in cui vorrei... mi mangio le dita e ascolto dalle cuffie parole tanto sane quanto riciclabili per ogni esigenza: amore, solitudine, incazzatura generica.
ho preso dei foglietti 10x10 e ho disegnato con un pennerello nero. ho colorato con le mie vecchie matite inutilizzate dalla mia fantasia atrofizzata.
mi sento bene. anche oggi non pregherò.

ma spero che domani ci sia il sole!